ANNI 50/60

Una generazione dopo, altri artisti, alla fine degli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta, confermano il concetto dell'arte come attività specifica ed autonoma.

Per Castellani, Manzoni, Agnetti, Lo Savio e Paolini l'esperienza creativa deve essere espressa con tecniche specifiche e chiarezza di azione tale da esplicitare al massimo il "farsi" dell'opera, ora considerata come una realtà in sé, svincolata da qualsiasi scopo soggettivo. Contro

" l'eteronomia" dell'arte, questi artisti sostengono la sua autonomia: in opposizione al concetto di arte come avventura liberante e non controllata, impongono una sorta di coscienza politica del proprio ruolo che li porta a vivere professionalmente la propria ricerca.

Questi artisti smettono di identificarsi con l'opera ed adottano una freddozza attiva che permette il controllo dell'opera con l analisi del linguaggio. Essi non credono più al valore assoluto dell arte ma in un valore relativo che nasce solo dalla coscienza "metalinguistica" dell arte. Questo nuovo atteggiamento non può che approdare ad una riduzione dell'arte a zero, alle regole fondamentali, riduzione che diventa pura ricerca, affermazione di tautologia linguistica. L'arte deve smettere di generarsi dal proprio indeterminismo, per immettersi in un campo conoscitivo controllato e verificabile.

Questo nuovo protocollo analitico (che pertanto trova nel gesto come misura di sé e dello spazio dell arte di Fontana più di una ispirazione) determina un salto qualitativo con un accento volutamente politico, nel senso che l'artista non intende più confondere arte e vita, risolvere le antinomie della storia mediante l arte, può solo operare un approfondimento e un salto in avanti nella ricerca.

Alla realtà parziale del quotidiano l'artista degli anni Sessanta risponde con la totalità relativa dell'opera che ha ormai perduto tutte le allusioni mimetiche alla teatralità della vita ed ha invece acquistato un suo splendente superficialismo. I1 superficialismo è coscienza dell intrinseca ambiguità della natura bidimensionale del linguaggio, del suo essere in uno oggetto e artofice della creazione.

Ora l'opera d arte non esprime l'urgenza di spingersi verso la vita, ma piuttosto quella di analizzare la distanza che vi intercorre e la peculiarità del linguaggio artistico rispetto a quello della comunicazione.

L'artista si dà nell'esercizio di una professione specializzata in un oggetto ben individuato, il linguaggio: il linguaggio preesiste all opera e il suo luogo è la storia dell arte.

Ma l'artista, inserito nella storia e sottoposto ai suoi contraccolpi, sente la precarietà dell'esistenza fino alla coscienza lucida dell impossibilità di riscattarla attraverso l'immaginario. L'immaginario è effetto del linguaggio, esso e sempre fondato dentro la realtà, ma perché si formuli nell'opera è necessario un procedimento rigorosamente analitico, che scinda il disordine della vita e l'ordine dell arte.

Il procedimento analitico di Castellani, Colombo, Dadamaino, Mauri, Nigro, Uncini, Manzoni, Agnetti, in un certo senso Schifano, Lo Savio e Paolini non poggia su convenzioni precedenti, cerca di fondare un proprio metodo di verifica, contestuale all opera, in maniera che niente esista prima o dopo di essa. Viene così a scadere quel margine metafisico che rimaneva nell arte informale, per cui l'opera è la continuazione della vita e la vita il prima e il poi dell'opera.

"Il solo criterio compositivo possibile nelle nostre opere sarà quello non implicante una scelta di elementi eterogenei e finiti, che posti in uno spazio finito istantaneamente

determinano l elaborato al punto da togliere irrimediabilmente la possibilità di qualsiasi ulteriore sviluppo che non sia sui piano prettamente grafico o solo metaforicamente spirituale dell evoluzione delle forme nello stesso limitato spazio, scelta che di altro non testimonia se non della vanità di chi per averla fatta se ne compiace: ma il solo che attraverso il possesso di una entità elementare, linea, ritmo indefinibilmente ripetibile, superficie monocroma sia necessario per dare alle opere stesse concretezza di infinito, e possa subire la coniugazione del tempo, sola dimensione concepibile, metro e giustificazione della nostra esigenza spirituale". (Enrico Castellani).

MINIMALIA
a cura
di Achille Bonito Oliva

SOMMARIO
Introduzione
Biografia di Achille Bonito Oliva
Astrazione
Balla
Progettualità Italiana
Il Futurismo
L'opera di Balla
Dopo Balla
Lucio Fontana
Artisti del dopoguerra
Anni 50/60
Ricerca modulare
La ricerca fine anni 60 inzio 70 -Procedimento sintetico anni 60
Ambito processuale anni 70
Metà degli anni 70
Arte italiane ultimi decenni
Seconda meta degli anni 80
La Transavanguardia
Anni 90
ELENCO DEGLI ARTISTI PARTECIPANTI

Credits

Interviste

Saggi inediti

Esposizioni

Ottimizzato per internet Explorer 4.0/5.0 e Netscape 4.0/6.0

© COPYRIGHT A.B.O.