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L'arte moderna
L'arte fino al 2000
L'ideologia del traditore
M.D. - A.B.O.
Gratis - A bordo del'arte
Autocritico Atomobile
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Nuova Edizione

L'Arte moderna. 1770-1970
L'Arte oltre il Duemila
Giulio Carlo Argan, Achille Bonito Oliva
ISBN 88-383-1892-1 - Euro 49,00 - 480 pp. + 256 tavole a colori
Sito Sansoni
Edizione precedente
Giulio Carlo Argan
L'arte moderna
Achille Bonito Oliva
L'arte fino al 2000
Le geografie dell'arte
Prima edizione: 1991
Ottava ristampa: 1999
Copyright ~ 1991 by RCS
Sansoni Editore S.p.A., Firenze

In copertina: Enzo Cucchi
la casa dei barbari (1982)
New York, coll. privata
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Giulio Carlo Argan, Achille Bonito Oliva
L'Arte moderna. 1770-1970
L'Arte oltre il Duemila
ISBN 88-383-1892-1 - Euro 49,00 - 480 pp. + 256 tavole a colori
La collana "Biblioteca Aperta" della Sansoni ripropone la Storia dellArte di Giulio Carlo Argan in unedizione riveduta ed arricchita di immagini e testi. I volumi sono quattro. Il primo va dallantichità a Duccio di Boninsegna. Il secondo da Giotto a Leonardo. Il terzo da Michelangelo al Futurismo. Il quarto, "Larte moderna" dal 1770 al 2002, è firmato insieme ad Achille Bonito Oliva. Parte dalla rivoluzione industriale e la conseguente nascita dei mezzi di riproduzione meccanica dellimmagine che connotano larte contemporanea. In parte inedita la sezione "Larte oltre il Duemila" che si apre con gli anni 60 ed analizza il passaggio dalle neo-avanguardie alla transavanguardia ed allarte multimediale degli ultimi anni, fino a comprendere artisti e movimenti di questo scorcio del nuovo millennio.
Il metodo arganiano alla base di questa celebre opera, che è da trent'anni punto di riferimento essenziale per studiosi, studenti ed appassionati d'arte, si basa sullanalisi del prodotto artistico come un fenomeno derivante dalla storia politica, economica, scientifica. Così descrive e discute i grandi temi della storia del "pensiero visivo". Preziose schede illustrano i processi con cui gli artisti hanno contribuito con la loro autonoma ricerca alla costruzione della cultura.
Dal secondo dopoguerra, in sintonia con lo sviluppo del sistema produttivo occidentale, la sperimentazione di nuovi linguaggi ha guidato la traiettoria della ricerca artistica internazionale, secondo modelli di efficienza e di quantità che ben si sono amalgamati con la fondamentale intraprendenza degli americani negli Stati Uniti, mentre in Europa ha conservato tutto il fascino della tradizione artigianale ed il legame con ritmi e tempi più controllabili e rassicuranti.
Il livello di sperimentazione di nuovi mezzi non tradizionalmente poetici è vissuto in America senza inibizioni, in Europa gli strumenti di verifica risiedono comunque nel pensiero e nel suo funzionamento. La cultura europea è d'istinto portata sempre alla domanda su se stessa e alla tendenza sistematoria, mentre quella americana non affronta che il problema nella sua urgenza tutta specifica e particolare.
L'arte in America vive sulla propria evidenza, sull'evidenza dei propri strumenti, dove la verifica consiste nella possibilità di approfondirne l'uso e l'estensione in una vicenda sempre quotidiana, la creatività viene assunta nei termini di attività specifica.
E la specificità diventa l'elemento connettivo e di raccordo con la società: l'arte si trova ad avere la propria dimostrazione nella sua concreta operatività. Al contrario, in Europa poggia sul rimando a criteri sempre più generali che coinvolgono non solo i livelli della creatività individuale, ma specialmente la sua collocazione nel contesto sociale.
Ne risulta un impegno ideologico, inteso come domanda che resta al di là della soluzione del puro operare, più risentito in Europa che in America.
Qui, per altro, influiscono non poco lo spirito e la nozione di spazio legata alle leggende delle conquiste pionieristiche, che costituiscono il modello di una ricerca continua e strettamente legata alla realtà.
Se la cultura europea vuol dire rimando continuo a matrici e modelli culturali, cioè sostanzialmente alla storia e alla storia dell'arte, al contrario la cultura americana lavora sul prolungamento del proprio presente e dunque su una nozione di sperimentazione in cui la tecnologia diventa tecnica del pensiero, lo sconfinamento nella cultura orientale l'altra possibilità di risolvere la propria esistenza ed in questa il proprio statuto. Sostanzialmente l'artista americano, partendo da una tradizione tipicamente puritana, tende a risolvere i conflitti della propria opera e dell'arte con il mondo sul piano della qualità dell'opera stessa, che nasce da un'adesione completa quasi feticistica ai mezzi adoperati. La massima analisi dei propri strumenti linguistici corrisponde alla massima specializzazione, assunta come garanzia dl un prodotto ben studiato e realizzato. L'artista europeo, invece, con alle spalle la tradizione delle avanguardie storiche, parte dalla consapevolezza della specificità dei linguaggi artistici, tende a mettere in crisi la specializzazione derivante dalla propria attività, in quanto separata da una nozione di lavoro più globale ed unitario.
Se per l'artista americano il mercato è pragmaticamente il riconoscimento del proprio lavoro e della qualità insita in esso, l'assorbimento e la mercificazione dell'arte costituiscono invece per l'artista europeo un preciso problema politico. La caduta a merce dell'arte diventa la prova ideologica che l'avanguardia è una parola ormai vanificata dall'assimilazione dell'opera nel grande organismo del mercato.
Ii mercato americano, col suo dispositivo economico aggressivo, invade con la propria merce artistica tutto il mondo. Pertanto il prodotto medio, per la sua forza di penetrazione, acquista per questo, anzi soltanto per questo, una maggiore qualità rispetto al prodotto medio dell'arte europea.
Così la quantità, la forza d'urto della potenza economica, diventa qualità, nel senso che costringe feticisticamente il collezionismo ad assorbire l'arte americana.
L'arte europea, avendo alle spalle una realtà plurinazionale, che ha un'unità soltanto culturale, accetta meno passivamente le condizioni del proprio mercato. Mentre esistono realtà politiche europee in senso stretto, è possibile fondare una geografia dell arte meno schematica e frantumata. Il confronto dialettico con l'arte americana awiene soltanto allargando il contesto all'Europa intera.
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