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Achille Bonito Oliva

PICCOLA ANTOLOGIA


Antologia

Gioco alfabetico

Performance

Opere prime

Album


Giacomo Balla
Futurballa, 1920
olio su legno
65x80 cm


AlhertoArbasino, 1985

La transavanguardia, si sa, ha rimescolato molti giochi, sorvolando i francesi da tempo sproweduti e seminando dubbi e commercio fra i castelli americani già così monopolistici e nazionali e imperiali.

Paolo Balmas, 1978

Bonito Oliva anche in questa occasione non si smentisce, apportando un ulteriore contributo alle proprie interessanti quanto originali idee sulla funzione della critica introducendo il concetto di "craquelure"... Per "craquelure" s'intende la traccia che nelle pagine del critico rimane di quelle rotture irreparabili che le opere d'arte rappresentano nei confronti di una visione logocentrica della realtà.

Flavio Caroli, 1976

Comincia decisamente, fra clamori e risultati sempre eccitanti, l'ora di Bonito Oliva. Nel maggio del '70, tutti a Montepulciano. Amore mio è un po' difficile da visitare per una curiosa strettoia architettata su una scala già consunta dai secoli, e per la verità il naso educato comincia già a rifiutare aria di smobilitazione, ma il clima è eccellente: discussioni, serate al caffè, un po' di divismo, insomma tutti gli ingredienti giusti. E questo non è che un palleggio; la prima eccellente volée, Bonito Oliva la piazza con Vitalità del negativo, che è una poderosa summa della cultura alternativa nelle arti visive. Lo smash del set-hall Bonito Oliva lo gioca con Contemporanea, pantagruelico taglio informativo sull'arte di punta nel mondo, servito in spazi catacombali fra brividi di luce e anfratti di silenzio sottomarino. Col che, la rivoluzione chiude i battenti: la stessa idea di un taglio orizzontale e poderosamente documentativo indica una sostanziale sterzata verso il tempo dei rilanci e dei ripensamenti.

Sandro Chia, 1984

Tempo di grandi imprese all'insegna dell'ingegno e del coraggio ma anche della segretezza. La mia idea è segreta e tale deve restare, tuttavia a richiesta dico che da artista trovo d'Achille la stravaganza irresistibile.

Mario Costa, 1974

In Bonito Oliva la critica è un gioco linguistico radicato alla vita concepita come un esercizio di un narcisismo tragico che discopre e sente continuamente la prospettiva del nulla al di là dell'affermazione, anche sadica, dell'io. La critica è insomma un'operazione definitiva, apprendimento di una ars moriendi che si gioca alternativamente tra l'artista e

il crítico con le strategie dell'opera e della scrittura... Di questa mutazione della cultura, all'interno della quale tutti quanti noi viviamo, Bonito Oliva è stato uno dei primi profeti ed è tuttora uno dei migliori rappresentanti... I "critici creativi" portano nelle loro tesi la consistenza del nostro mondo; la loro non è mera "teoria" ma molto di più: è un destino che, forse, a tempo giusto tramonterà.

Enzo Cucchi, 1984

Caro Achille c'è un pesce: il tonno. Pesce nobile. Un piccolo tonno un giorno pensa di fare un viaggio in mezzo all'oceano. Da solo. I tonni, essendo pesci nobili viaggiano sempre in branco, e passano allo stesso tempo ogni anno nello stesso punto. Il giovane tonno, da solo diventa triste. Ma per un attimo. Allora ripensa a quello che il vecchio tonno gli aveva detto: non dimenticarti mai. Tu sei un pesce nobile.

Renato De Fusco, 1983

Della transavanguardia può dirsi sicuramente che, coi suoi pregi e limiti, rappresenta la prima pittura postmoderna, l'aggettivo denotante ormai non solo fenomeni sociologici o architettonici ma, ci piaccia o meno, la gran parte della presente condizione culturale.

Gillo Dorfles, 1984

Quel movimento, ormai (all'inizio del 1982) già massicciamente affermato ubiquitariamente e che nel nostro paese è posto soprattutto sotto l'etichetta di "transavanguardia" (Bonito Oliva), non può essere rettamente inteso senza un, sia pur sommario, accenno a tutto quell'indirizzo artistico che va sotto la più vasta definizione di "postmoderno".

Alex Katz, 2001

Caro Achille, grazie per il tuo testo incredibilmente brillante. La linea e la superficie sono alla base della pittura. Penso che l'arte dovrebbe essere semplice abbastanza da poter essere compresa anche da un camionista, e allo stesso tempo andare oltre me stesso e i miei amici.

Jean-FrancoisLyotard, 1983

Quanto al "transavanguardismo" di Bonito Oliva e alle correnti similari che si osservano negli Stati Uniti e in Germania (compreso il "postmodernismo" di Jenks in architettura - che il lettore mi farà la cortesia di non confondere con ciò che io ho chiamato "condizione postmoderna"), è chiaro che con il pretesto di raccogliere l'eredità delle avanguardie, è un buon mezzo per dilapidarla. Questa eredità si può trasmettere solo nella dialettica negativa delle refutazioni e dei supplementi di indagine. Volendone trarre un risultato, soprattutto per addizione, è fermare questa dialettica, confinare lo spirito delle opere avanguardiste nel museo, incoraggiare l'eclettismo del consumo. Mescolare sulla stessa superficie i motivi neo o iperrealisti e i motivi astratti lirici o concettuali, è dire che tutto si equivale perché tutto è consumabile. È cercare di stabilizzare e di fare interiorizzare un nuovo gusto. Questo gusto non è un gusto. L'eclettismo sollecita solo le abitudini del lettore di rotocalchi, i bisogni del consumatore delle immagini industriali standard, lo spirito dei clienti dei supermercati. Quel postrnodernismo 11, nella misura in cui esercita una forte pressione sugli artisti attraverso i critici, i conservatori dei musei, i galleristi e i collezionisti, consiste nell'allineare la ricerca pittorica sullo stato di fatto della "cultura", e nel deresponsabilizzare gli artisti rispetto al problema dell'impresentabile. Ora, quest'ultimo è a mio awiso il solo degno delle ricerche, della vita e del pensiero nel secolo che viene.


Vittorio Sgarioi, 1987

Bonito Oliva, Achille. N. a Caggiano (Salerno) nel 1939. Critico d'arte italiano. Vive a Roma dove insegna istituzioni di storia dell'arte alla facoltà di architettura. Ha partecipato alle ricerche del Gruppo 63 e si è distinto per un'intuizione precoce delle nuove e oggi prevalenti tendenze dell'arte contemporanea. Egli ha colto il passaggio dal tramonto delle avanguardie alla rinascita della pittura, coniando la definizione (e il movimento) della transavanguardia. Il suo ruolo non rientra, benché egli abbia molto teorizzato e scritto, nelle categorie della critica o della saggistica, ma in quella del gusto, dove ha provocato una profonda svolta (con conseguenze non sempre positive) ribaltando i canoni estetici dell'arte contemporanea. Tra le sue opere si ricordano: L'ideologia del traditore (1976), Vita diMarcel Duchamp (1976), La transavanguardia italiana (1980), tanto incerte sul piano logico-linguistico, quanto limpida è stata la sua azione di promotore di un movimento, la più riuscita in Italia dopo il futurismo e il Novecento. (Dal Dizionario Bompiani degli autori, Milano, 1987)

Pierre Restany, 1983

Eminenze... per niente grige come Achille Bonito Oliva, conosciuto in tutto il mondo come l'inventore della transavanguardia. Ah! Questa transavanguardia che fa della Roma d'oggi un vero prato BonitoOliviano! . . . Si può dire tutto ciò che si vuole di questa nuova pittura, ma essa è ben all'altezza di Roma e della sua storica disinvoltura di fronte a tutte le avanguardie. E così, da palazzo Taverna alle Mura Aureliane, Roma si è piegata a tutti gli umori dei mini-garibaldi di Aperto '80. Il piccolo conquistatore dalle mille sfaccettature si è sostituito a tutti i ruoli primari che l'avevano preceduto: al poeta gastronomo Emilio Villa, del resto insostituibile proprio perché inimitabile, al cantore-retore Vivaldi, all'awocato Liverani, ai promotori ispirati, quali Gasparo Del Corso, Sargentini padre e figlio, sino al fantaguru Plinio De Martiis ecc.

Emilio Vedova, 1984

Nella critica ci deve essere un'attitudine alla spregiudicatezza, di viaggio, d'awentura, senza parametri, senza apriori. Sono caduti i rituali dell'avanguardia, siamo immersi ormai in un magma: ognuno si muove a ruota libera, libero nelle memorie, negli strapaesi, nelle archeologie, nei neri, negli scuri, nell'ironia oppure nelle epiche e nelle mitologie. Anche la critica deve fare i conti con questo. O sta a battere cattedra e a parlare del Rubicone, ma allora rimane emarginata, o deve "scendere".

Sull"'Ideolog~a del traditore" Giuliano Briganti

L'atteggiamento può essere sempre quello, cioè il rispecchiamento, che ha dato vita più o meno coscientemente alle precedenti riconsiderazioni della Maniera, ma la coscienza che sia quella la base di partenza per l'indagine e la particolare lucidità con cui è vista da Achille l'esperienza attuale sensibilizza all'estremo l'attitudine a reperire analogie, creando come un flusso circolare fra presente e passato, che è uno dei fascini maggiori del libro.

Maurizio Calvesi

I1 libro di Achille Bonito Oliva, si conclude con le parole "follia e morte" e uno degli elogi che merita questo libro straordinario è che riesce a pronunziare queste parole senza la minima ombra di retorica. [...] I1 libro di Bonito Oliva è attuale fino al punto di potersi considerare addirittura un autoritratto, un autoritratto di Bonito Oliva e della società che attraverso di lui ci parla, di tutti noi dunque, infatti in questo ritratto ci riconosciamo fino in fondo e non possiamo non applaudire alla bravura e alla penetrazione dell'autore. [...] Una cultura antropoanalitica che Bonito Oliva domina per una vasta estensione con una padronanza notevole e direi rarissima in Italia, Foucault, Deleuze, Lacan, Melanie Klein, Bataille, Mannoni, Deridda, Slosky e molte altre voci sono orchestrate in un incastro e in una agilità di raccordi e di passaggi e soprattutto in una proprietà e in una capacità d'uso che destano ammirazione. [...] I1 libro di Bonito Oliva è come una splendida isola dell'alienazione, della stramberia, della trasversalità, uso parole sue, della malinconia, ma anche dell'intelligenza, un'isola specchiante come è specchiante l'autoritratto del Parmigianino, uno specchio in cui noi stessi, e Bonito Oliva per noi, ci specchiamo e analizziamo.

Giuseppe Gatt

Questo ritmo particolare che ha il libro di Bonito Oliva che non è solo un ritmo letterario costruito con la sua consueta bravura, ma è un ritmo con cui le idee e i concetti si succedono al punto che effettivamente un libro di questo genere, che dovrebbe apparire pesante o quanto meno ostico, poi cattura il lettore, in questa sua strana logica, in questi suoi rinvii al pensato e a quanto viene rinviato.


Ruggero Guarini

E in fondo questo libro, nonostante il suo andamento a volte ludico e pirotecnico, virtuosistico e divertente, vuole in sostanza dire che oggi abbiamo più che mai bisogno di un'arte manierista, cioè di un'arte che denunci, con la sua nerezza, la nerezza dei tempi, mantenendosi caparbiamente ai confini o ai limiti della disperazione storica.

Cesare Milanese

L'ideologia del traditore non è tanto l'esposizione dell'ideologia del traditore, quanto la messa in rappresentazione di un'apologia del traditore. Lo stesso termine, ideologia (che viene usato non a caso con calcolata improprietà), fa parte di questo intento apologetico. La presenza del termine "ideologia" equivale a dichiarare che il comportamento del traditore si esplica attraverso uno strumento pratico e teorico con il quale esso gestisce una conflittualità. L'autore è partigianamente investito di questa conflittualità, nel senso che la sostiene e la alimenta. Perciò la loda, perciò ne fa l'apologia.

Aldo Tagliaierri

1 libro di Bonito Oliva ha rare qualità di interesse e di vivacità. [...] L'ideologta del traditore si presta a essere letto come una persuasiva documentazione delle linee di continuità che passano dal manierismo classico a quello moderno, considerati entrambi secondo la prospettiva della crisi.


ABO