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Achille Bonito Oliva

A.B.O. Le arti della Critica di Angelo Capasso
Estratto dal catologo

ArteCritica


"Le finalità di una biografia possono essere assai varie, e quindi comportano
anche stili espositivi quanto mai diversi" (Friedrich Nietzsche).

"Il coefficiente d’arte personale è come una relazione aritmetica tra quello
che è inespresso, ma era progettato, e quello che è espresso intenzionalmente" (Marcel Duchamp).

"Il mio protagonismo ha dato performatività alla critica. I miei modelli sono stati sant’Ignazio di Loyola, che ci ha indicato i precetti per passare alla santità, quindi per l’artista all’immortalità; Maradona, che è quello che mi ha insegato a tenere sempre la palla al piede, e il disincanto di Andy Warhol" (Achille Bonito Oliva).

All’origine del lavoro del critico risiede la testimonianza che questi produce nell’incontro e nel riconoscimento dell’opera d’arte: con quella prova il critico registra la metabolizzazione dello smottamento linguistico che l’opera ha generato nei confronti della tradizione, e la possibilità di coabitarne il portato conoscitivo. Mentre lo storico trova nelle fonti documentali a sua disposizione un bagaglio di prove certe, cui il suo lavoro aggiunge nuove certezze, il critico nella sua partecipazione diretta a un "presente originario" dell’opera può farsi forza solo del possibile e dell’incerto, quindi di una frequentazione istantanea, geneticamente simile nella struttura caduca a quella dell’esperienza quotidiana. In questa fluttuante zona franca di "azione in atto", la critica ha ritagliato la propria autonomia luminosa rispetto alla Storia, attestandosi come centro opposto all’arte, dal quale s’irradia un dialogo biunivoco e continuo tra la critica e l’arte che si alimenta in un rapporto di scambio reciproco.

In un suo saggio seminale, L’arte fino al duemila, Achille Bonito Oliva, partendo dall’ultimo decennio del millennio scorso, ha posato lo sguardo di critico sull’anno a tre zeri, l’esordio del nuovo millennio, dove ha installato un binario di scambio, una sorta di sguardo bifronte tra passato e futuro, che potremmo assumere come un comodo punto di osservazione sulla scena artistica degli ultimi trent’anni, in cui A.B.O. ha lasciato la sua traccia di protagonista. In quel saggio alcune delle sue affermazioni hanno effettivamente anticipato le condizioni attuali dell’arte, come nel caso della constatazione di Bonito Oliva su una definitiva e irreversibile irruzione della tecnologia nell’arte: "La fine dell’opera d’arte come oggetto coincide con la fine dell’idea che l’oggetto costituisca un valore", dichiara Bonito Oliva. "Negli ultimi decenni, un salto di livello tecnologico ... ha posto in crisi l’arte come scienza degli oggetti-modello, ... e si è passati dalla tecnologia dei prodotti alla tecnologia dei circuiti: più precisamente, alla tecnologia dell’informazione".


La tecnologia informatica e gli studi sul genoma rappresentano oggi due espressioni diverse di quell’evoluzione in corso, entrambe sono l’espressione di un passaggio oltre, rispetto a quella originaria "evaporazione dell’opera come oggetto", dove una nuova "biologia informatizzata e telematica dell’oggetto" pone l’oggetto in un paragone diretto con la biologia umana, spostando l’arte verso una nuova direzione processuale che ipotizza la compenetrazione di due forme diversamente biologiche, quella naturale e quella artificiale.
Non soltanto in quel saggio, e nel complesso della produzione teorica (che affronterò più avanti), ma soprattutto nell’interpretazione che Bonito Oliva ha dato della critica, si ritrovano la sensibilità e la coscienza delle modificazioni in corso nell’arte e l’avvicinamento progressivo dell’arte alla comunicazione.

Le partecipazioni di A.B.O. alle trasmissioni televisive e radiofoniche di argomento e tenore culturale diverso, la sua apparizione continua sui media stampati, non solo le riviste specialistiche, ma anche sui magazine di opinione, tra le pagine di cronaca, e l’ostentazione di un’immagine di sé mai defilata – nudo in copertina su "Frigidaire", in tutù (su riviste diverse, tra cui "RomArte"), con una minuta riproduzione di un Totò-Arlecchino sulla bocca – presente tra i politici, i personaggi dello spettacolo o nei salotti mondani in voga, proponendo sempre l’immagine autoevidente del critico in atto (che si esprime a 360° da un crocevia fisso: l’arte), hanno arricchito il lavoro saggistico di Bonito Oliva di un piano performativo che ha aggiunto al canonico esercizio di questa professione attraverso la scrittura di saggi e l’organizzazione di mostre un livello comportamentale nuovo, con cui la critica d’arte ridefinisce i propri confini articolandosi all’interno di un sistema a cerchi concentrici aperti – la scrittura saggistica, la scrittura espositiva, la critica come comportamento – che alternativamente
s’immettono nel flusso discontinuo della comunicazione, cavalcandone le onde più alte.

Le recenti interpretazioni della figura del critico come curatore o organizzatore di mostre, che tenderebbe a respingere il critico teorico e saggista nell’ambito accademico, rappresentano un’estremizzazione di una figura nata proprio da un’interpretazione performativa della critica, che nel caso di quelle due figure si limita al piano economico-amministativo dell’attività organizzativa che il critico svolge come applicazione del suo lavoro nella realtà, mancando però della struttura principe della critica: la teoria.

Ritratto do A.B.O.

Argan e A.B.O.

Opere in Mostra

Vocabolario

Aforismi

A.B.O. come imperatore romano
affresco di Francesco Clemente
1982 (particolare)

ABO