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Globalizzazione e nuove strategie
SETTE SORELLE DEI MUSEI
Repubblica - lunedi 1 novembre 1999


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al Moma al Metropolitan, dal Beabourg alla Tate Gallery, i grandi musei imitano la struttura delle grandi holding finanziarie

All'imbocco del 2000 il trend tipico dell'economia finanziaria, la globalizzazione, sembra segnare anche le strategie del sistema dell'arte. Se per tradizione essa affermava il valore dell'universalità dell'opera (tramutatosi poi per la nascita di un forte circuito espositivo in quello della internazionalità), ora la globalizzazione sembra sostituirli tutti con un'attenzione non all'opera ma al suo contenitore per eccellenza: il museo.

L'accordo tra MOMA e PS.1 segna esplicitamente un salto di qualità nel sistema dell'arte, che assume il bisogno di sinergie, alleanze e fusioni tipiche dei grandi gruppi finanziari multinazionali. In questo caso premiato è il riconoscimento di una diversità complementare. I1 MOMA sacrario americano di reliquie della purezza avanguardistica. Il PS.1, luogo sperimentale di mostre internazionali che al posto della collezione ha dato spazio ad atelier di artisti. Ecco fondata la sinergia tra momento conservativo e creativo. In questa ottica chiediamoci allora: quali sono i concorrenti in un confronto internazionale, quanto a struttura organizzativa, progettualità culturale, espansione ed economia di gestione? Possiamo rintracciare tra Europa e Stati Uniti le sette "sorelle" del sistema dell'arte ormai governato dalla globalizzazione.

Sicuramente ai polo di grande prestigio MoMA - PS.1 se ne contrappongono altri due in America: il Guggenheim e il Metropolitan Museum. I1 primo ha costituito una holding museografica con le due sedi newyorkesi, quella di Bilbao, una possibile a Salisburgo e la fondazione Guggenheim di Venezia a fianco alla costituenda alla Punta della Dogana. I1 gruppo funziona giocando sul doppio pedale del coordinamento e dell'autonomia, come la Fiat nei vari paesi del mondo.

Il Met costituisce il modello di una struttura museografica che diversifica l'offerta di manufatti da vedere: dall'arte primitiva alla pittura italiana del Cinquecento, da quella spagnola del Seicento alla transavanguardia. Mostre di vario tipo si sovrappongono con buona organizzazione in spazi differenziati, accompagnate da una grande opera di merchandising, ormai copiato da tutti i musei del mondo.

Le altre quattro "sorelle" convivono in Europa. Una sorella di stato, quella francese, ma sempre col piglio imperiale della sorella: il Beaubourg, allocato a Parigi, in via di ampliamento con altre sedi nella capitale.


Con una strategia di valorizzazione dell'impressionismo e postimpressionismo francesi, movimenti di entrata all'arte contemporanea. Forte è anche la tentazione di declinare nella propria lingua i movimenti cosmopoliti delle avanguardie storiche sviluppatisi nella capitale francese. Anche però un'attenzione alle figure preminenti delle neoavanguardie del dopoguerra e a quelle dell'attualità internazionale. I1 trend globalizzante è in ogni caso segnato da Les magiciens de la Terre (1989), tentativo museografico di un'esposizione multiculturale.
In Inghilterra anche la Tate Gallery ha ristrutturato il proprio spazio e si prepara a ultimare quello pacificamente dedicato alla contemporaneità. Un museo che, oltre a celebrare il proprio Settecento, sembra accentuare l'attenzione all'attualità in un momento vitale per le ultime generazioni del proprio paese. Ma senza dimenticare una strategia di connessione espositiva con artisti europei e americani.

Le ultime due "sorelle" distribuiscono i propri servizi tra Mitteleuropa ed Europa dell'Est: portano il nome di Ludwig e Soros. Tra Vienna, Colonia, Aachen, Budapest, l'industriale Ludwig, ora scomparso, ha fondato una struttura ramificata giocata sul versante della collezione e dell'esposizione di opere di artisti di tutto il mondo e di tutte le tendenze (dal realismo socialista sovietico alla pop art americana, dal concettualismo al neoespressionismo), e di mostre documentanti figure e movimenti internazionali. Soros, il finanziere di origine ungherese destabilizzatore di monete e mecenate di artisti abbandonati alle economie disastrate dei paesi dell'Est, ha promosso una serie di fondazioni in diverse capitali, chiamando a dirigerle curatori di sua fiducia, magari americani ma originari di quelle contrade.

Ecco il parterre del sistema dell'arte attuale: sette "sorelle" che non sono parenti tra loro e non faranno del male a nessuno come quelle del mitico cartello del petrolio. In ogni caso il sistema dell'arte, contraendosi in opera, critico e museo, ha creato un opificio del bello teso a globalizzare opzioni artistiche e la formazione del gusto sociale, prima garantito nel suo pluralismo dalla costellazione di gallerie ormai ridotte per numero e incidenza culturale. Molto dipenderà dalla moralità decisionale di artisti, critici e direttori di musei, che dovranno considerare il pubblico non un soggetto terminale passivo ma il referente fertile che assicura all'arte la possibilità del suo futuro.

Achille Bonito Oliva

ABO