Punto

biografia

bibliografia

mostre

info

news

Articoli

Londra fra mercato e nuove tendenze
NEL REGNO UNITO DELL'ARTE
Repubblica - giovedi 4 gennaio 2001


Regno Unito

Quando la CIA....

Sette sorelle

Morte del pubblico

Anoressia


Tate Gallery, Londra


L'ultimo numero di Metro, distribuzione gratuità nel Subway di Londra, riporta la notizia di un acquisto, foto e cifra relativa: Charles Saatchi compra l'opera più recente di Damien Hirst, scultura ingigantita di un piccolo giocattolo del figlio. Valore dichiarato 3 miliardi. Grande cifra e grande stima per l'ultimo discendente di Michelangelo, Duchamp e Warhol. Questa la trinità invocata da Saatchi per dare tre quarti di classicità al suo campione, Damien Hirst, idolo dell'arte inglese, nell'ultima intervista al The Guardian.

Grande collezionista e titolare col fratello Morris dell'omonima intrapresa di comunicazione "Saatchi`& Saatchi", ha guidato la trionfale marcia politica di Margaret Thatcher e formulato un'operazione economico-culturale di rilievo intercettando e incettando i maggiori movimenti della scena artistica degli ultimi decenni. Nell'intervista egli rivendica il merito della grande visibilità per la giovane arte inglese, la strategia di import ed export tra Venezia,
Kassel e New York culminata con la mostra Sensation alla Royal Academy di Londra.

Tutto comincia nell'Inghilterra degli anni '80, modellata dalla deregulation che ridimensiona drasticamente il Welfare State e tutto o quasi privatizza. Anche le istituzioni culturali sono segnate da una deregulation che produce vivaci scambi tra collezionismo e musei.

Succede così che Hirst, Billingham, Maloney, Muek, Dyno e Jack Chapman e Cecil Brown sono velocemente tesaurizzati da Saatchi e storicizzati dalla Royal Academy.

Una british arte spande i suoi vapori ben oltre Londra investendo l'opinione pubblica internazionale con una linea di re-styling, rifunzionalizzazione di un realismo concettuale, assemblaggio analitico di materiali diversi, contaminazione dei generi e pruderievittoriana. Un melting-pot di nuove opere sembra sostituire l'antenato nobile Picasso della old School londinese (Bacon, Freud, Auerbach, Sutherland) con un altro, Duchamp (animatore del quotidiano e impersonale manipolatore di forme estetiche). Dalla soggettiva picassiana all'oggettistica duchampiana.

Stile stif di antica capitale imperiale, Londra propone un suo classicismo dell'avanguardia, ispirato di suburbian reality e inscatolamento industriale, sguardo lucido e mano chirurgica, edificazione quasi di un'arte alla Hogart.


Ma per contaminazione. Hogart più Ken Loach, implosione passionale e rivolta sociale, amore per la natura e fumi di periferia, libertà di pensiero e riserbo psicologico in forme miscelate da attrezzature che diventano scultura o pareti di ristorante, di un suo ristorante: il caso del Pharmacy di proprietà, appunto, di Damien Hirst.
O la vecchia centrale elettrica ribaltata nell'efficienza della Tate Modern al sud periferico della città con ponte scultura-pedonale di Foster Caro.
La contaminazione concilia pragmatismo anglosassone con principio di classicità che ne costituisce lo stile perentorio e ammette ogni sarcitura. Conferma: I'intervento di Norman Foster nella Great Court del British Museum. Una cupola in vetro e acciaio sull'intero cortile a protezione di un'altra in stucco e oro gravitante sulla reading room. Cultura della contaminazione dunque, flessibilità e rimbalzo nel sociale: 330 miliardi per ridisegnare l'antico museo con nuove sale espositive, bar, ristoranti e boutique.

Anche l'arte ha raggiunto il suo eccesso visibile, con rimbalzi tra i diversi anelli del sistema. Una vitaminica superarte che ha trovato il plusvalore in un attivo collezionismo.

Così soggettività del gusto e classicità coincidono per conto di uno stile, anglosassone cioè insulare, intangibile cioè esportabile, del resto come tutto nella storia inglese. Che tutto può autorizzare, disporre il nuovo ma secondo cortocircuiti magari sorprendenti, talvolta snobistici come nei percorsi della Tate Modern.

Per indotta bizzarria critica nella stessa sala si incontrano Monet e Richard Long, Impressionismo e Land Art o Dalì e Sarah Lucas, Surrealismo e New Age inglese. Ecco saldarsi metodo museografico e arbitrio collezionistico. E tutto andare nella stessa direzione: la comunicazione monopolizza la formazione del gusto sociale, crea l'adesione tra occhio privato e degustazione pubblica su un oggetto smaterializzato nella sua importanza.

Prende il sopravvento la strategia mediatica, una sorta di Grande Fratello nell'arte, la formazione in diretta di una collezione restituita in tempo reale a una massa di spettatori tramite museo. All'opinione pubblica, anche la più minuta, inseguita pure nel subway. Dal produttore al consumatore. Da Londra apprendiamo così come progettare il passato, gestire il presente, e in futuro vivere tutti felici e contenti. Nel Regno Unito dell'Arte.


Achille Bonito Oliva

ABO